Trama Nella Scozia del primo Ottocento, l'Illuminismo europeo si rifrange all'interno di una società in cui il popolo si entusiasma di fronte alle esecuzioni sommarie di piazza e i medici davanti alle dissezioni dei cadaveri negli atenei. I due più importanti anatomisti di Edimburgo, il dottor Knox e il dottor Monroe, hanno approcci scientifici e appoggi politici alquanto diversi. Quando il più tradizionalista Monroe impiega le sue conoscenze per far emanare un'ordinanza che gli accorda l'utilizzo di tutti i cadaveri “freschi” di esecuzione, il dottor Knox si trova costretto a tenere le sue lezioni con i corpi in putrefazione sottratti dai profanatori di tombe. Ma alla domanda di un mercato in crisi risponde l'offerta fornita da William Burke e William Hare, due truffatori provenienti dall'Irlanda del Nord che dapprima vendono a Knox dei conoscenti morti per cause naturali e, successivamente, si improvvisano assassini seriali. Critica I veri registi non perdono mai la mano. E John Landis è un cineasta vero. Bastano poche immagini per capire cosa sia il cinema. Cosa è stato e cosa sarà. Nel rievocare le gesta di Brendan “Dynes” Burke e William Hare, immigrati irlandesi in Scozia che per sbarcare il lunario procuravano carne da dissezione al dottor Robert Knox, luminare dell’Edinburgh Medical College, Landis firma infatti un film irresistibile. Ben 17 gli omicidi attribuiti ai due, noti anche come The West Port Murders. Senza contare che la metodologia per uccidere le vittime, ossia comprimere violentemente il petto per impedire la respirazione, è passata alla Storia con il neologismo di burking. Le gesta dei due hanno ispirato numerose versioni cinematografiche. Basti ricordare qui La iena. L’uomo di mezzanotte di Robert Wise interpretato da Boris Karloff e Barbara il mostro di Londra di Roy Ward Baker. Considerati serial killer ante litteram, Burke e Hare sono cardini dell’immaginario horror alla stregua di Jack lo Squartatore. Pane succulento per i denti acuminati di John Landis, dunque, che nonostante sia stato assente dai set maggiori per molto (troppo!) tempo, ritorna dietro la macchina da presa per reclamare il suo posto con un’autorità indiscutibile. Cineasta squisitamente politico, Landis unisce senza sforzo alcuno in un solo mosaico la lotta di classe, i limiti dell’illuminismo medico (che preludono ad altri terribili, futuri orrori), la nascita della società dello spettacolo dallo spirito delle origini del Capitale, e come se non bastasse sberleffa autorità militari varie. Perché meravigliarsi se gli inglesi hanno linciato il suo film? Landis si muove letteralmente nelle viscere della società britannica erigendola a paradigma della contemporaneità: il luogo dove nasce il tempo come lo conosciamo oggi. Film esultante e nerissimo, che si apre e chiude con un’esecuzione capitale, vanta come al solito cameo spettacolari (Michael Winner, Christopher Lee, Ray Harryhausen) e non manca di omaggiare l’amico Costa-Gavras. I grandi registi non perdono mai la mano.(FilmTv)
Prima di tutto, è bellissimo salutare il ritorno di John Landis alla regia. Il suo ultimo film 'vero' per il cinema è 'Delitto imperfetto' del 1998, mentre il successivo 'Slasher' del 2004, pur notevole, era una sorta di documentario per la televisione. È dalla metà degli anni '80 ('Spie come noi', 'I tre amigos') che Landis non ritrova la forza e lo stile di capolavori come 'Blues Brothers' e 'Animal House', ma questo nuovo 'Burke & Hare' è una scommessa piacevole, perché riporta a un cinema amabilmente fuori moda, quasi volutamente anacronistico.(L'Unità) |