Programmazione de La febbre del lunedì sera 2010-2011
 
 
 
La nuova programmazione sarà resa disponibile ad ottobre.
SALA 1  ::  lunedì 15 marzo 2010
 

Vuoti a rendere

Regia: Jan Sverák
Paese: Repubblica Ceca, Gran Bretagna
Anno: 2007
Durata: 103'
Attori: Zdenek Sverák, Daniela Kolárová, Tatiana Vilhelmová, Robin Soudek
Trama
Praga. Il prof. Josef Tkaloun ha deciso di abbandonare l'insegnamento poiché si è reso conto di non essere più in grado di interagire con gli studenti delle nuove generazioni. Tuttavia, il professore sente che non è giunto ancora per lui il momento di chiudersi in casa, eventualità che, tra l'altro, atterrisce la moglie Eliska, affatto deliziata dall'idea di avere tutto il giorno per casa il marito, uomo permaloso e collerico. Josef si mette quindi alla ricerca di una nuova occupazione, ma ogni tentativo risulta vano finché viene assunto part-time presso un supermercato come addetto al ritiro dei vuoti a rendere. La nuova occupazione darà modo a Josef di interagire con la gente e gli darà modo di continuare a dispensare i suoi insegnamenti a volte, però, con conseguenze inaspettate
 
Critica

Vuoti, così recita il titolo originale: e i protagonisti sembrano appunto dei gusci svuotati di ogni energia. Josef ed Eliska sono sposati da troppo tempo, corpi vuoti di passione e di gioia, esausti di tenerezza e di ogni residua attenzione l'uno per l'altra. Quando Josef lascia l'insegnamento, non si rassegna alla vita del pensionato e trova lavoro in un supermercato dove recupera le bottiglie vuote e dove farà nuovi incontri. Jan Sverák, insieme a suo padre Zdenek (che è anche lo sceneggiatore e l'attore protagonista della pellicola) conclude una trilogia idealmente autobiografica che ha avuto inizio con Scuola elementare (1992) ed è poi proseguita con Kolja, vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 1996.Vuoti a rendere non indietreggia davanti ai vizi degli uomini – vizi che la vecchiaia fa emergere con più chiarezza e maggior crudeltà - eppure lo fa con l'umorismo sornione di chi si scopre anche un filo compiaciuto. Alla fine della vita Josef, tutto sommato, si assolve: e con lui la vecchia generazione cecoslovacca, colta, nostalgica e ossessionata da sé stessa. Incapace di capire il presente e di darsi ragione di un'epoca finita. (www.film.tv.it)

Josef è un professore di letteratura ceca, stufo di insegnare a un branco di teste vuote: dopo un atto di ribellione che evidenzia il suo distacco da quel mondo, si ritrova a condurre una scomoda vita da pensionato, fatta di chiacchiere al parco con i coetanei. Tra sogni erotici ricorrenti, sintomo di una sessualità non placata, e l'incapacità di restare a casa, l'uomo trova nuovi impieghi gettando nello sconforto la moglie: prima come pony express a 65 anni (ancor meglio di Antonio Albanese in Giorni e nuvole), poi come addetto alla restituzione dei vuoti a rendere in un supermercato – una sana abitudine, da anni desueta nel nostro paese convertitosi alla plastica.
Il nuovo ambiente di lavoro finisce col restituirgli il buon umore: va d'accordo con tutti, diventa un punto di riferimento dal suo angusto magazzino e finanche organizza incontri e fidanzamenti all'interno del nuovo microcosmo: il collega taciturno, quasi uxoricida, e una cliente; la figlia abbandonata e bigotta ed il vicepreside della vecchia scuola. Nel frattempo la moglie Eliska, che per riempire i vuoti di un'esistenza solitaria si è messa a dare lezioni di tedesco a un funzionario comunale, ha una piccola sbandata. Il bel finale, pirotecnico e inatteso, vede l'anziana coppia celebrare i quarant'anni di matrimonio e nel contempo scongiurare, metaforicamente e non, la morte fisica e la fine del desiderio, con un nuovo inizio all'insegna della commedia agrodolce.
Vuoti a rendere è il capitolo conclusivo di una trilogia scritta e interpretata da Zdenek Sverak e diretta dal figlio Jan: Elementary school (1992, candidato all'Oscar come miglior film in lingua straniera) era incentrato sull'infanzia, Kolya (1997, vincitore dell'Oscar nella stessa categoria e buon successo d'essai in Italia) sull'età adulta, mentre quest'ultimo potrebbe definirsi una storia d'amore, leggera e intrigante, sulla terza età.
Il ritratto psicologico di Zdenek è accurato; i personaggi di contorno, in particolar modo quelli femminili, sono centrati. La sceneggiatura è briosa e scorrevole e induce spesso al sorriso, in un clima da realismo magico tipicamente mitteleuropeo e un rimescolamento onirico della trama che tiene desta l'attenzione, con al centro i desideri, le ansie e la confusione del protagonista. Il preside, la cliente anziana, l'infermiera, la cameriera con un segno misterioso sulla gamba, unitamente alle vedute aeree di Praga nel finale “senza zavorra”, fanno di questo garbato e piacevole film una sorta di 8½ di un pensionato indomito. (www.fice.it)