Programmazione de La febbre del lunedì sera 2010-2011
 
 
 
La nuova programmazione sarà resa disponibile ad ottobre.
SALA 2  ::  lunedì 02 novembre 2009
 

Le tre scimmie

Regia: Nuri Bilge Ceylan
Paese: Francia, Italia, Turchia
Anno: 2008
Durata: 109'
Attori: Yavuz Bingöl, Hatice Aslan, Ahmet Rifat Sungar, Ercan Kesal
Trama
Una famiglia disgregata da piccoli segreti che nel tempo si sono trasformati in grosse bugie, tenta disperatamente di restare unita rifiutando di affrontare la Verità. Per evitare di rendere più difficile la situazione e più pesanti le responsabilità, si sceglie di negare questa Verità, rifiutando di vederla, di ascoltarla o di parlarne, come nella favola delle 'tre scimmiette'. Ma comportarsi così basta a cancellare la Verità?
 
Critica

È difficile liberarsi dalle distanze esistenziali di Antonioni, teorico dell'incomunicabilità e della lontananza tra gli individui, ma Ceylan, suo fedele seguace, cerca l'equilibrio tra le possibilità indagatrici del giallo ed il disagio della cronaca familiare ed urbana, provando a riprodurre la disperata alienazione e l'impossibilità di ricomporre gli equilibri, senza lampi di luce. Ispirato da Delitto per delitto di Hitchcock, l'autore scava dentro i sensi di colpa ed accantona il compiaciuto narcisismo dei lavori precedenti, scanditi dalla fissità dei primi piani, per riprodurre i dubbi e la fatica nei rapporti interpersonali, provando a riprodurre l'inclinazione violenta delle relazioni sentimentali con uno stile che privilegia i volti che racchiudono le omissioni della ragione e la paura fisica delle ritorsioni. Un uomo politico uccide al volante un passante, ma per sottrarsi al carcere e salvarsi la carriera, si accorda con il suo autista, che per danaro si accolla la responsabilità dell'omicidio. Durante la detenzione, il candidato diventa l'amante della moglie del suo dipendente, scatenando la gelosia del figlio, nella Turchia delle moschee in cui i maschi vegliano e non perdonano mai. Senza l'ironia di Uzak né lo studio antropologico sull'incapacità di amare de Il piacere e l'amore, Ceylan si concentra sugli istinti primari con un cinema a vocazione narrativa e tradizione europea, con una predilezione formale per le inquadrature in campo lungo, usate e sfruttate per dilatare la distanza dal quotidiano, l'impossibilità di coesistere con il peso delle colpe, il ricatto ed il tradimento, la vendetta insanguinata per ricomporre equilibri e serenità perdute. Le tre scimmie, proiettato in concorso al festival di Cannes, è un racconto intimo sull'insicurezza affettiva e le inquietudini implose, in cui l'isolamento familiare riproduce la confusione di ruoli e l'incapacità di applicare le ragioni del perdono, senza mai adattarsi ai compromessi ed alle umiliazioni. Nella personale rilettura del linguaggio del noir, adattato alle fissazioni metereologiche ed alle simbiosi tra personaggi ed ambienti, il regista mette insieme la ricerca del desiderio con una passione soffocante e fisica, la rivalsa individuale del sentirsi amata e compresa, in un racconto dalle tonalità più femminili che indaga tra tensioni e insicurezze con coraggio e ostinazione impulsiva, nel tentativo di riprodurre sofferenze e menzogne. Nel film della maturità, Ceylan traccia la sua parabola etica e filosofica sull'immoralità, con una forma più cruda e meno astratta, restando fedele ai tempi orientali, senza enfasi e morbosità, ma con la saggezza e la partecipata curiosità di chi osserva e comprende miserie ed afflizioni. Le tre scimmie, solenne ed introspettivo, è una riflessione sulla percezione del peccato, sulla impossibilità psicologica della fuga dal crimine, sulla tragicità di eventi ineluttabili.(www.fice.it)

"Largamente superiore è apparso, così, 'Uc Maymun' ('Le tre scimmie') di Nuri Bilge Ceylan soprannominato l'«Antonioni di Istanbul». Anche il cineasta turco, affronta col bisturi della cinepresa i nodi della parentela, ma la sua sensibilità è assai più intonata ai paesaggi umani e societari prescelti: grazie alla duttilità degli attori, le piccole storie di segreti e bugie, i tradimenti e gli affetti, le pulsioni sessuali e i tabù si concentrano in un film rarefatto eppure intenso, estenuato ma non soporifero." (Il Mattino)

Note
- Premio per la miglior regia al 61. Festival di Cannes (2008).