Programmazione de La febbre del lunedì sera 2010-2011
 
 
 
La nuova programmazione sarà resa disponibile ad ottobre.
SALA 1  ::  lunedì 21 dicembre 2009FESTA DEL TESSERAMENTO
 

Racconto di Natale

Regia: Arnaud Desplechin
Paese: Francia
Anno: 2008
Durata: 143'
Attori: Catherine Deneuve, Jean-Paul Roussillon, Mathieu Amalric, Anne Consigny
Trama
Abel e Junon si sposano e hanno due figli: Joseph ed Elizabeth. Quando Joseph risulta colpito da una rara malattia genetica, si rende necessario un trapianto di midollo osseo. Poiché la sorellina è incompatibile, i genitori concepiscono un terzo figlio, Henri, nella speranza di riuscire a salvare Joseph. Purtroppo, neppure Henri può essere utile a Joseph che muore a sette anni. Nonostante la nascita di un altro figlio, il piccolo Ivan, la famiglia non riesce a superare il lungo trauma subìto, e negli anni i rapporti tra i fratelli saranno rari e sempre tesi. Elizabeth diventa una madre responsabile ed autoritaria, mentre Henri consuma la sua vita tra donne e alcool. Un litigio tra i due finisce con una rottura definitiva perché Elizabeth non perdona al fratello una frase detta e lo bandisce da casa sua. Così Henri non può più incontrare neanche il nipote Paul, un adolescente con gravi problemi psicologici. Henri non ha rapporti nemmeno con l'altro fratello, Ivan e con la cognata Sylvia, né con il cugino Simon. Intanto Junon scopre di essere malata e di avere a sua volta bisogno di un trapianto di midollo. Tutta la famiglia si sottopone al test di compatibilità ma, alla fine, i soli ad essere idonei sono proprio Paul e Henri. Intanto il Natale si avvicina e tutti si riuniscono nella casa di famiglia a Roubaix.
 
Critica

"Con 'Un conte de Noël' di Arnaud Desplechin sbarca sulla Croisette l'erede più convinto del cinema alla nouvelle vague, fatto di esplorazione dei sentimenti, complicità con gli attori, riprese dal vero e uno stile di regia che procede come una composizione jazz: apparentemente spontaneo e zigzagante, in realtà controllatissimo e avvolgente. Come spesso nei suoi film, anche qui si mescola vita e morte (...) L' atmosfera gioiosa delle feste stempera le tensioni sotterranee, i risentimenti si intrecciano con gli amori, lungo un percorso che a volte sorprende per la durezza degli scontri oppure incanta per l'ironia con cui sono superati. Desplechin muove i fili di questo teatro con sensibilità e leggerezza, riuscendo a dare una forma sopportabile anche al confronto con la morte e il dolore, obbedendo a un idea di cinema che non vuole confrontarsi col mondo ma solo con i sentimenti privati. Un film che forse non conquisterà l'impegnato presidente della giuria Sean Penn, ma che ha fascino e grazia da vendere." (Corriere della Sera)

"Troppo francese, dicono gli antipatizzanti. Cioè troppo strambo, colto e disinvolto insieme. Eppure è raro, nel cinema di oggi, trovare un senso così tumultuoso della vita e dei suoi doppifondi." (Il Messaggero)

Cronaca e dramma familiare tra gioie, risentimenti e passioni, Racconto di Natale, in concorso all'ultimo Festival di Cannes, perfeziona lo spirito psicologico e introspettivo dell'autore di Re e regina, attento a descrivere tumulti e rancori, cercando di confrontarsi con l'istintiva emotività della narrazione di Bergman e dell'ultimo e ispirato Assayas.
Siamo in casa Vuillard, a Roubaix, durante le feste: Junon, colpita da una forma rara e atipica di leucemia, aspetta la notizia di un donatore compatibile tra figli infelici e non amati, mariti comprensivi, schizofrenie latenti, bambini rumorosi ed eccentrici. Con il suo cinema geometrico ed intimo fatto di conflitti, ansie e inquietudini fino all'esasperazione, Desplechin prova a riprodurre una dimensione corale dell'esistenza giocando sul contrasto evidente tra il luminoso incanto natalizio, angosce pulsanti e psicosi autodistruttive. Nata dalle rimembranze familiari del documentario L'aimée, percorso interiore di rivisitazione dell'album dei ricordi, la storia si fa ricerca faticosa del senso di identità e conquista dell'Io, scandita dai ritmi consapevolmente amari della commedia, in ambienti asfittici ma salvati da possibilità di fuga e riconciliazione. Dei tentativi di contaminazione tra generi opposti che erano La sentinelle e La vie des morts, il regista ha attenuato il furore caotico e nichilista, evidenziando in quello che è il suo film più personale il lato oscuro dei suoi personaggi ribelli e indifesi, tra posizioni radicali e durezza delle idee, pur concedendo nuove possibilità.
Racconto di Natale presenta una struttura complessa e ambiziosa, architettata su contraddittori confronti tra affetti mancanti e mancanze disgreganti. Desplechin, con uno spirito più sereno e maturo ma poco dickensiano, porta la rappresentazione del dolore a esplodere con azioni impulsive inattese, non si preoccupa delle conseguenze delle reazioni ma trova una sua verità, sia pur sgradevole, nella ritualità delle feste. Il suo gruppo disgregato è paradossalmente rimesso insieme dalla malattia e dall'insopprimibilità di legami indivisibili e indispensabili. Mescolando incredulità, stupore e amarezza con la comprensione per la vecchiaia e la paura della morte, osserva tutte le tensioni sotterranee, le mutazioni dei corpi, riuscendo a modellare un'idea di cinema costruita sull'esplorazione dei sentimenti e un'indagine profonda sulle sensazioni rimosse.
Lontano dalla perfezione formale di Esther Kahn, il film è una variazione sul disordine amoroso, con una nuova e accorata difesa della potenza degli affetti negativi, che scuotono il sentimentalismo di maniera e riescono con violenza a restituire equilibrio e cancellare pregiudizi. Con attori in stato di grazia, l'autore registra il fallimento di ogni illusione, l'impossibilità di mostrarsi all'altezza, analizzando ogni condotta come in una seduta di autoanalisi, filmata con apparente snobismo ma con la tacita consapevolezza di chi è riuscito a conquistarsi una difficile e provvisoria maturità.(www.fice.it)

Note
- Presentato in concorso al 61. Festival di Cannes (2008), dove Catherine Deneuve ha ricevuto il Premio Speciale della 61° edizione (ex-aequo con Clint Eastwood).